DAUNIA DUE SICILIE
  Cari fratelli d'Italia, voi non avevate alcun diritto!
 

Cari fratelli d’Italia del Nord, per oltre un secolo e mezzo il Sud è stato violentemente bersagliato dalle vostre denigrazioni. Non avete risparmiato nulla e nessuno: i re Borbone, le leggi borboniche, l’amministrazione borbonica, l’esercito borbonico (quello da voi chiamato "di Franceschiello"), le carceri borboniche (da voi definite "famigerate" e "disumane"). Con una sola dizione, avete definito il Regno delle Due Sicilie «negazione di Dio eretta a sistema di governo». Ad onor del vero, ci fu chi lo fece per voi: questa definizione fu coniata dal signorotto inglese William Gladston; costui, peraltro, ritrattò successivamente le sue affermazioni ed ammise candidamente di aver inventato di sana pianta le "notizie-calunnie" contenute nelle sue famose lettere a lord George Aberdeen. Badate bene, correva l’anno 1851 ed era appena iniziato quello che la "vostra" storiografia risorgimentale ha, con tronfia retorica, chiamato "decennio di preparazione".

Dopo la mera unificazione territoriale dell’Italia nel 1860-61, la storia di quei fatti e misfatti che voi chiamate "risorgimento" fu scritta in funzione dei nuovi padroni, i Savoia e, per giustificare a posteriori l’illecita invasione del Regno delle Due Sicilie (uno Stato plurisecolare, legittimo, sovrano, indipendente ed in pace con tutti: giammai aggressore, ma sempre aggredito!), andaste giù ancor più di brutto con le calunnie e con le denigrazioni che, questa volta, bersagliarono anche il popolo delle Due Sicilie.

Fu, innanzitutto, inventata e propagandata la più grande menzogna risorgimentale: quella del degrado e della miseria del Sud povero ed arretrato, a differenza del Nord, in particolare il Piemonte, asseritamente ricco ed evoluto. Poi, un tale dottor Cesare Lombroso mise a punto una fantasiosa teoria pseudo-scientifica e a dir poco razzista, in virtù della quale noi meridionali fummo considerati esseri appartenenti ad una razza inferiore e geneticamente inclini al delitto; e ciò, affinché i nostri patrioti, insorgenti e resistenti contro la feroce dittatura sabauda, fossero infamati con il marchio di "briganti" e fossero trattatati, sic et simpliciter , come delinquenti comuni.

 

Ma, allora, Vittorio Emanuele II e Cavour furono dei grandissimi sprovveduti ad invadere e conquistare il Regno delle Due Sicilie? Furono degli autolesionisti, perché, così facendo, vennero a legarsi una pesante "palla al piede" e ad accollarsi tutti nostri mali? Perché mai si scomodarono così tanto? Forse per realizzare gli "alti ideali" dell’unità e dell’indivisibilità della patria italiana?

Nulla di tutto questo!

I Savoia ed i loro sodali non furono né sprovveduti né autolesionisti, ma solo furbi ed opportunisti, che vennero a depredare il Meridione d’Italia per evitare la bancarotta del misero Piemonte, all’epoca indebitato fino al collo per le gravose spese sostenute a causa della dissennata politica militarista e guerrafondaia del megalomane Cavour; tanto è vero che i sabaudi avevano già dovuto cedere (rectius : vendere) la loro terra d’origine, cioè la Savoia, alla Francia. Queste notizie si rinvengono nel pamphlet , dal titolo "Fra un mese", pubblicato nel 1859 dal deputato piemontese (badate bene: non da un borbonico!) Pier Carlo Boggio.

 

Cari fratelli d’Italia del Nord, voi potete pure continuare a dire quello che volete ed a perseverare nel racconto di tutte quelle fandonie che, dopo un secolo e mezzo, ci hanno solamente tediato; ma un solo concetto vorrei che comprendeste ed assimilaste bene una volta per tutte: "Voi non avevate alcun diritto!".

Mi spiego meglio.

Non avevate il diritto di venire al Sud per comandare in casa nostra!

Non avevate il diritto di invadere la nostra Patria!

Non avevate il diritto di aggredirci con una banda irregolare in camicia rossa, guidata da un capo altrettanto irregolare, di nazionalità estranea al Regno stesso e che nessuno aveva chiamato, all’infuori di alcuni oppositori del regime borbonico (legalmente e legittimamente vigente!), ideologicamente impegnati e, per tale qualità, entrati e usati in un gioco politico internazionale non favorevole alle Due Sicilie. Costoro furono solo degli spregevoli collaborazionisti, che si macchiarono di "alto tradimento" ed "intelligenza con il nemico", reati questi puniti, in ogni tempo e in ogni luogo, con pene draconiane.

 

Non avevate il diritto di occupare e devastare la nostra Terra con un esercito straniero (più francese che italiano) di 120mila uomini (capeggiati, peraltro, da veri e propri criminali di guerra), senza alcuna giustificazione, ragione, o motivazione politico-giuridica e, soprattutto, senza una dichiarazione di guerra; e se ancora non ve ne siete resi conto, dovete capire una volta per tutte che quest’ultima gravissima omissione, violando le più elementari norme di Diritto Internazionale (in primis , quella che sancisce il diritto dei popoli all’autodeterminazione), rese tutte le azioni belliche, garibaldine prima e piemontesi dopo, ipso facto , solo dei barbari atti di pirateria, indegni per chiunque voglia vivere nel consesso delle nazioni civili.

 

Non avevate il diritto di bombardare, ferocemente ed indiscriminatamente, le nostre fortezze e gli annessi abitati, sommergendoli con decine di migliaia di bombe (solo su Gaeta ne faceste cadere addirittura 160mila!), seminando in tal modo distruzioni nei borghi e morte fra le popolazioni inermi.

Non avevate il diritto di incendiare e radere al suolo i nostri paesi (lo furono ben 84!).

Non avevate il diritto di saccheggiare le nostre case, di profanare le nostre chiese, di smantellare le nostre fabbriche, di depredare i nostri arsenali, di spogliare i nostri musei e le nostre regge, nonché di svuotare le nostre banche per riempire quelle del Nord.

Non avevate il diritto di incendiare le nostre messi, di distruggere i nostri raccolti, di ammazzare i nostri animali e di sottrarci ogni bene di sostentamento.

Non avevate il diritto di stuprare le nostre donne!

Non avevate il diritto di massacrare il nostro popolo con fucilazioni indiscriminate, eseguite in massa, senza processi e senza prove, cagionando complessivamente la morte di 1 milione di meridionali su 9 milioni di abitanti, quanti ne contava allora il Regno delle Due Sicilie. Fu una mattanza, un vero e proprio genocidio, una "pulizia etnica" senza precedenti; non furono risparmiati nemmeno vecchi, donne e bambini.

Non avevate il diritto di violare tutti gli "accordi di capitolazione" sottoscritti anche da voi, venendo meno ai patti (non sapevate che pacta sunt servanda? ) ed all’onore militare, deportando i nostri giovani soldati (oltre 50mila) nei campi di sterminio sabaudi del Nord, facendoli ivi morire di fame, di freddo, di stenti, di malattie, e sciogliendo infine i loro corpi nella calce viva!

 

Non avevate il diritto di usurpare (con la corruzione e con l’inganno prima, nonché con la violenza dopo) il Trono delle Due Sicilie, sottraendolo al suo legittimo sovrano napoletano (nato e cresciuto a Napoli in una famiglia che era napoletana da oltre 100 anni) e, pertanto, italiano a tutti gli effetti.

Non avevate il diritto di annettere al Piemonte il Regno del Sud, trasformandolo in una colonia del Nord, contro la volontà manifestamente contraria del popolo delle Due Sicilie.

Non avevate il diritto di cancellare le nostre ottime leggi e di imporci, con la prepotenza e l’arroganza del vincitore, quelle vigenti da voi in Piemonte, sebbene fossero estranee alla tradizione giuridica dello Stato nazionale più antico d’Europa (nato nel lontano 1130) che, peraltro, affondava le proprie radici nella cultura magnogreca.

Non avevate il diritto, a fronte delle nostre sole 5 (cinque!) tasse, di imporci decine e decine di odiosi balzelli di cui, fino al 1860-61, non immaginavamo neppure l’esistenza.

Non avevate il diritto di far materialmente "sparire" dalla circolazione la nostra solida moneta (tutta in metallo pregiato: oro, argento, bronzo, che aveva un suo valore intrinseco), sostituendola con la vostra (fatta di carta straccia!) che, peraltro, in base alle leggi monetarie piemontesi, non copriva interamente le riserve auree del Regno sardo (per ogni lira-oro, giacente nelle vostre casse pubbliche, facevate furbescamente circolare tre lire-carta); essa era inoltre soggetta a continue inflazioni. A quest’ultimo riguardo, vi rammento che la moneta del Regno delle Due Sicilie non si era mai svalutata nei 126 anni in cui regnò la dinastia borbonica; ergo , il fraudolento fenomeno dell’inflazione era a noi meridionali del tutto sconosciuto. Fraudolento perché si tratta di un furto bello e buono che, impotenti, tutti i cittadini continuativamente subiscono; per non parlare, poi, della vergognosa truffa del "signoraggio bancario" sulla carta-moneta: anche quest’ultimo è stato un vostro grazioso regalo!

 

Non avevate il diritto di azzerare la nostra economia, di ridurre alla fame e alla disperazione un intero popolo, costringendolo a lasciare la propria Terra, per dar luogo ad una delle più forti emigrazioni della storia, che, per essersi rivolta in ogni dove, fu una vera e propria "diaspora" (dall’epoca dell’invasione nordista ai giorni nostri, abbiamo avuto più di 20 milioni di emigranti). Sappiate che, prima del vostro arrivo, per un meridionale era assolutamente inconcepibile, se non assurdo, espatriare; di contro, numerosi erano i casi di emigranti, dall’Italia settentrionale e dal resto del mondo, che venivano a stabilirsi al Sud, tanto che nel Regno delle Due Sicilie fu emanata la prima normativa della storia in materia di immigrazione (legge promulgata il 17 dicembre 1817 dal re Ferdinando I di Borbone, cui seguì il decreto n. 10406 del 19 ottobre 1846 del re Ferdinando II), che regolamentava in maniera saggia ed organica la concessione della cittadinanza agli stranieri.

Cari fratelli d’Italia del Nord, oltre alle tante bugie risorgimentali propinateci per ben 150 anni, se lo volete, potete anche inventarvi ulteriori frottole e addurre tutti i pretesti di questo mondo, ma sappiate che, nel fare quello che ci avete fatto, ...voi non avevate alcun diritto!!!

Lo storico irlandese Patrick Keyes O’ Clery, a proposito del cosiddetto risorgimento, ebbe ad affermare: «...amanti della verità quali siamo, non abbiamo altro obiettivo che dissipare la nuvola di pregiudizio e di inganno che ha, fin qui, oscurato la narrazione di quegli eventi agli occhi di molti che ne condannerebbero come noi gli autori, se conoscessero il vero carattere della Rivoluzione che ha creato la cosiddetta unità d’Italia. Noi la giudicheremo non dalle invettive dei suoi nemici, ma dalle confessioni degli amici, molti di loro complici e alleati dell’arcicospiratore Cavour. Una cosa sola chiediamo ci sia riconosciuta: il principio da cui siamo partiti, e cioè che la falsità non diventa verità perché viene asserita da uno statista o da un re, e che il furto non cessa di essere disonesto e disonorevole quando il bottino è un intero regno».

Tanto premesso, mi permetto di rivolgervi un accorato invito.

Facciamo finalmente prevalere l’onestà intellettuale e chiamiamo le cose con i loro veri nomi: una strage è una strage, un assassino è un assassino, un ladro è un ladro. Perché, fino a quando non si riconoscerà ed ammetterà coram populo che, con il pretesto degli ideali del cosiddetto risorgimento, sono stati commessi dei veri e propri misfatti in danno del Sud, gli Italiani tutti non potranno essere veramente uniti da una storia condivisa. Un popolo non può prendersi in giro sulla propria storia e noi non possiamo continuare a prenderci in giro con una storia farcita di menzogne. Le bugie, non solo non portano da nessuna parte, ma inaspriscono anche l’animo di chi le subisce. Se vogliamo che l’Italia diventi finalmente un paese "normale", dobbiamo partire proprio dalla nostra Storia, ma da quella "vera", cioè quella basata su documenti inoppugnabili e non sulle solite favolette inventate di sana pianta e raccontateci fino alla noia, per ben 150 anni, da storiografi prezzolati e venduti al vincitore. Che si dica quindi la verità, anche se scomoda e dolorosa, perché, senza Verità non c’è Giustizia!

 

Infine, una domanda.

In relazione a tutto ciò che vi ho detto, non pensate sia giunto il momento di chiedere ufficialmente scusa (per i gravi torti materiali, fisici e morali che hanno subito) ai vostri fratelli dell’Italia del Sud, i quali, da ben 150 anni, aspettano pazientemente che venga resa loro Giustizia?

Ubaldo Sterlicchio

 

 
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